Nicholas Marc Bowditch nasce a Johannesburg, Sudafrica. Studia arti visive all’Ontario College of Art, Toronto, Canada e si laurea in Architettura all’Università di Waterloo, Canada. A Milano lavora brevemente come grafico (per Nava Design) e designer di mobili. Successivamente, nel 2007, apre uno studio personale e si dedica alla pittura ad olio e acquerello. I suoi lavori sono stati esposti in mostre a Milano, New York, Amsterdam, Londra e Hong Kong. Attualmente vive a Berlino. L’artista da sempre si è dedicato con passione agli studi sull’acquerello, affermando che questo, più di ogni altra tecnica, gli consente di esprimersi con grande efficacia: attraverso la diversa diluizione del colore, Marc ottiene infatti sfumature e trasparenze di grande impatto visivo. I lavori proposti da Cape Best, raffiguranti animali tipici del Sudafrica, sono stati pensati dall’autore specificamente in abbinamento con le cornici in legno recuperato Luna Design di Cape Best. “….Essere pittore significa essere sempre in una dimensione creativa; stare vicino all’intuizione. I miei primi 10 anni sono Sudafricani e quindi la formazione del mio carattere è avvenuta in quel Paese. Una frase di Freud che mi viene in mente a questo proposito è “Datemi un bambino di 7 anni e vi darò un uomo di 21”. Questo è interessante perché vuole dire che il carattere della persona è formato già in un periodo iniziale della sua vita. Quando dipingo, in realtà mi trovo davanti ad un pozzo, dal quale attingo un luogo, una sensazione, un carattere e altri ricordi. Nel pozzo intingo metaforicamente il mio pennello e tutto il mio passato viene portato nel mio lavoro …”.

Nato a Trieste nel 1968, ha partecipato ad oltre 140 esposizioni in Italia e all’estero e presente in importanti rassegne artistiche come le Biennali Trivenete e le Fiere d’arte delle maggiori città italiane come Venezia, Firenze, Milano e Torino. Presente in quotidiani, riviste e libri d’arte, nonché con numerose opere realizzate in edifici pubblici e privati, trompe-l’oeil, sfondi e ambientazioni. Cita Paolo Rizzi (Venezia 1992): “E’ un esplorazione sensibile e trepida, che coglie i sottili spessori dei vapori, le vibrazioni dell’erba, il trascolorarsi del cielo. La bellezza della natura diventa un espandersi armonioso del sentimento, dove ogni pulsazione vitale diventa musica del cosmo”.
  •  MARIELLA GHIRARDANI – PITTRICE

Mariella Ghirardani opera scientificamente – svelamento delle proprietà – per poi realizzare alchemicamente, allontanandosi dalla sostanza fisica della materia per esplorare l’universo evocativo nelle cose. Il suo è un connubio molto intimo e dialettico che, nel suo caso, non diventa manufatto (merce) ma ALTRO. Nella scultura fatta pittura di Mariella Ghirardani, la prudente geometria dello spiraglio “non con­tiene l’irruzione del fantasma cognitivo ma l’avvento dell’assenza” nel rapporto tra visibile e invisibile, interiore e interno, arte e natura. In tal modo l’artista si procura e nello stesso tempo pratica l’allontanamento da ogni incontro, la riduzione del reale al puro ingombro, al meccanico movimento dell’aprire e chiudere la porta. Aprendo e chiudendo la porta dell’attimo con la non percettibilità di ciò che è interno. E dunque, attraverso un vero e proprio rovesciamento dell’approccio scientifico tradizionale e della stessa logica produttiva, il materiale per la Ghirardani non è più solo l’esito di una ricerca finalizzata a migliorare le sue prestazioni tecniche e funzionali, ma è esso stesso “materia d’invenzione”.

  • ALESSANDRO GIUSBERTI – PITTORE                                                                                                          

Alessandro Giusberti nasce a Bologna nel 1955. Studia al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Giusberti è un pittore dell’immagine e fa della sua ricerca quasi un evento esoterico, trovando nella realtà l’immagine che non è rivelata. Escludendo sempre l’iperrealismo come etichetta, nei suoi quadri porta, sia attraverso la tecnologia sia con la copia dal vero, la sua esperienza, sommando le immagini della memoria per creare una dimensione nuova che parte dalla realtà per finire nell’individualità dei sentimenti, degli istanti che lui stesso ha vissuto. La vita artistica di Giusberti è scandita da periodi di ricerca, ognuno rappresentato da opere che ne hanno manifestato l’apice, in una continua evoluzione pittorica che spesso ha anticipato e precorso le avanguardie contemporanee: dagli anacronismi degli anni ’70, con la sperimentazione delle prime sovrapposizioni di immagini; al neorealismo e allo studio del movimento iniziati negli anni ’80, con la rappresentazione del paesaggio urbano come mezzo che da solo riesce a trasmettere uno stato dello spirito e continuato come ricerca del perenne dinamismo della realtà; fino alla sua pittura pluridimensionale presentata alla Biennale di Venezia nel 2012.Nelle sue opere si può trovare riunito impressionismo, espressionismo e realismo. In un cambio d’epoca come quello attuale, dove prevale la tecnologia, Giusberti esplora sempre le potenzialità manuali dell’artista che, come per tante altre arti, rimangono il centro della ricerca e il mezzo espressivo fondamentale, perché senza tecnica non si parla e non si comunica. Oggi, protagonista della comunicazione è l’iphone, anche per la percezione dell’immagine, ma la fotografia rimane per l’artista un pretesto di esplorazione che si affianca a quella costante sui materiali. Arriva così alla presentazione, ad ArteFiera 2015, alle immagini spezzate delle panoramiche di strade e periferie di grandi città. La destabilizzazione che si osserva in queste opere rappresenta ciò che stiamo vivendo in questo momento storico. La nostra realtà è rotta, spezzata, assurda, l’immagine riprodotta nelle opere rappresenta lo stato emozionale contemporaneo. Il movimento è qui congelato, fratturato, tagliato a pezzi; testimonia il fatto che non c’è più regola, non esiste il tempo della trasformazione, ma tutto quello che viviamo è più drastico, vissuto come in un terremoto, in un’inondazione. Le parti completamente scure che si vedono qua e là nelle panoramiche rappresentano l’ignoto nel quale le persone e gli oggetti sono risucchiati e tagliati da un movimento non rappresentato, la loro essenza è come assorbita in un’altra dimensione. Per Giusberti il richiamo più forte oggi è ancora la ricerca della libertà d’espressione, indispensabile per regalare a chi guarda un’analisi diversa e personale della realtà.

L’ artista serbo Mihailo Beli Karanovic

  • NOEMI MAIMONE
Noemi Maimone nata a Milano nel 1997  frequenta dapprima il Liceo Artistico, con indirizzo arti figurative, e poi l’Accademia di Brera, orientandosi verso la scenografia e le arti applicate. Lo studio dell’oggettività della forma e del colore la portano ad esprimersi in ritratti iperrealisti monocromatici che astraggono il colore per scavare nell’essenza dell’oggetto,  restituendone una rappresentazione che emana magnetiche suggestioni. In questa lavagna, Noemi si lancia in un gioco fumettistico che produce, con i gessetti colorati, la visione surreale di una tavola imbandita e dei suoi gaudenti commensali che onorano il buon mangiare con un bel brindisi: un’ironica metafora dell’appetito umano.

Alberto Zamboni, pittore iperrealista, nasce a Milano, dove lavora e risiede. Dopo essersi diplomato all’Istituto Europeo di Design, si è subito dedicato all’illustrazione nel campo dell’editoria e della pubblicità collaborando con varie case editrici ed agenzie. Per SWATCH disegna orologi da polso ed illustrazioni per promozione e comunicazione. Dal 2000 si dedica esclusivamente alla pittura, orientandosi verso la reintegrazione del linguaggio figurativo, prediligendo il taglio realista, neoclassico o addirittura contaminandolo con la fotografia. Alberto Zamboni indaga la figura e il ritratto come banco di prova di abilità compositiva e analisi dell’animo umano; la sua pittura, intima e mentale, e’ impostata sui registri dell’indagine introspettiva, con l’occhio attento ai grandi classici.Pose, sguardi, primi piani, stati d’animo, umori e pensieri che vagano come luci e ombre, passando sui volti intensi, catturati nel l’attimo di una riflessione, messi di fronte allo specchio delle verità più riservate.

ASSOCIATI CIBARTISTI :

 

Fin da piccola cerca di imitare la madre nel disegno ed il padre nel modellato: lui plasma il burro, lei la plastilina. Una formazione importante perché le insegna cosa vuol dire dare forma ai sentimenti, plasmare i corpi nudi dei suoi sogni, per poi lasciarli fluire ancora perché la mente ed il cuore possano essere liberi di ricreare e rivivere emozioni. Riceve fino all’età adulta un’importante formazione nell’ambito della musica e danza classica ma è nella scultura che trova un immediato e materico sfogo. Modella burro e creta di pari passo e realizza anche opere in bronzo. La sua prima arte è dominata dal conflitto eros/tanatos (opera “Clizia”), amore e morte. Nell’opera “Ariel”, raggiunge una pagata perché sofferta, non pacata accettazione, identificandosi con l’immagine di una sirena che possiede l’immensità del mare, ma ama un uomo che appartiene ad un altro mondo… Segue una pausa di riflessione carica d’inconsapevole sensualità (opera “Preludio”) che genera tutto quell’amore che solo una maternità può incarnare (opera “Attesa”) o che una donna innamorata può esprimere (omaggio a Cecilia Gallerani – “La dama senza l’ermellino”). E’ un periodo intenso di crescita, sempre dominato da una presente assenza e caratterizzato da una grande produzione di opere in burro, simbolo d’impermanenza. Poi il ritorno alla musica, attraverso forme pittoriche e plastiche: musica come sinfonia di colori (opera pittorica tecnica mista “Respiro di bosco”), come divertimento (opera pittorica tecnica mista “Scherzo dal vento”), come moti d’animo (opera pittorica tecnica mista “Quiete e Tempesta”), come attrazione tra gli opposti (opera pittorica tecnica mista “Addizione e Sottrazione”). Ma anche raggiungimento di quella fusione tra musicista e strumento che permette alla musica di vivere, volare (opera pittorica e scultorea “Volo di note”), fiorire (opera pittorica e scultorea “Edèrapsodia”). Musica che nasce nel silenzio (opera scultorea “Silenzio”), musica che vive nell’anima (opera scultorea “Violino interiore”). Inizia in questa fase un profondo cammino spirituale che ricerca l’essenza nell’assenza, arte quindi che diviene espressione di ciò che non si vede, che è recondito, agonizzato, sognato, desiderato, amato, vissuto, come intimo paradigma in essere.Contemporaneamente realizza una nuova rappresentazione di San Galgano, scultura di creta in misura naturale, opera esposta nel museo Civico e Diocesano di Arte Sacra di San Galgano, a Chiusdino, in provincia di Siena. In questa occasione inaugura la sua collaborazione con la storica Fornace Curti di Milano per la quale realizza opere su commissione. Sono anni di sottrazione, vissuti intensamente e alimentati da pane e creta, anni che tracciano un solco tra ciò che era arte “fine a se stessa” e arte “consapevole”, per approdare ad un’espressione artistica che sia condivisione di vissuti.

Palpitanti emozioni visive descrivono la sua espressione artistica, nel racconto onirico e negli stati emozionali che da essa traspaiono. Opere che reinterpretano la realtà e accendono sogni per poi lasciarli bruciare dall’immaginazione. Le sue opere hanno forme e concretezze iconiche, a profonda giacenza simbolica e con un forte realismo introspettivo. Cinzia Bianucci è nata a Magenta (Milano). Sostenuta dalla sua passione per l’arte ha praticato ininterrottamente il disegno, la pittura e il design. Fondamentale è stato l’incontro con il M° Franco Tinelli:  sotto la sua guida e nello straordinario e surreale ambiente nell’antica Filanda Mylius ha maturato un’importante esperienza artistica e culturale. La frequentazione costante con artisti e creativi ha rafforzato la sua esperienza. Attiva a diverso titolo nel mondo dell’Arte dal 1995, ha partecipato a molteplici rassegne d’arte contemporanea ed è presente su diverse pubblicazioni con apparati iconografici. Numerose le collaborazioni con personaggi eccellenti nel mondo della cultura, dell’arte e della regia.

Nata in Svizzera ad Affoltern am Albis Zurigo, nel 1965, dopo gli studi superiori Margherita Caliendo si è laureata alla Accademia di belle arti di Torino. Nel 2000 ha collaborato alla creazione del Concept della Startup del “l’Aquilone”, uno dei primi laboratori online d’arte e artigianato, dove ha sviluppato ricerche in vari campi.Successivamente si è dedicata all’insegnamento, che le ha permesso di avvicinarsi a realtà variegate e di impegnarsi in attività legate al sociale, senza mai abbandonare le ricerche in campo pittorico, presenziando a mostre ed eventi. Le composizioni di recente produzione, presenti alla Mostra personale “La seduzione del segno” del Marzo 2017 a Milano, sono legate a una dimensione astratto-spirituale. Testimonianza d’amore per la vita, nascono da una necessità interiore, dove il gesto, il segno e il colore sono protagonisti. Attualmente è pittrice presso il proprio laboratorio nelle Langhe&Roeri (Patrimonio dell’UNESCO) e docente di storia dell’arte.

Claudio Carli, è nato nel 1947 in Assisi. Dopo studi artistici a Perugia e a Firenze, apprende la pittura da Maestri che gravitano nella città di Assisi come William Congdon, Riccardo Francalancia, Eugenio Dragutescu e in seguito Luigi Frappi con il quale mantiene ancora oggi uno stretto rapporto di amicizia. Si dedica per alcuni anni all’insegnamento, in Assisi e a Firenze, dove frequenta la facoltà di architettura. Contemporaneamente non trascura la pittura realizzando importanti mostre personali e collettive in Italia e all’estero. E’ presente alla Biennale di Venezia Mostra Internazionale di architettura nel 1985 e alla Biennale di arte Sacra nel 2002. Va sottolineato in particolare il work in progress Neburose condiviso con Bruna Esposito nel reparto di oncologia dell’ospedale di Carrara nel 2006. Significativa l’esperienza Istintismi, in collaborazione con F. Passalacqua, C. Dell’Amico e L. Virili, protrattasi per due anni dal 1995 al 1997 in varie sedi dell’Umbria. In questo ultimo periodo il suo interesse si sposta verso immagini della natura e del labirinto con realizzazioni di opere di grande formato di boschi monocromatici e composizioni di labirinti su carta e su tela, oltre a numerose installazioni. Nel 2012 realizza il Drappellone per il Palio di Siena del 2 luglio. Per ultimo l’installazione LEGGERI SUL FILO del 2015 nell’antico e popolare rione di Via Montecavallo in Assisi. Cento ritratti, eseguiti su altrettanti lenzuoli, degli abitanti del rione nell’atto di ridere appesi per le strade e alle finestre.

  • LIA FANTONI- PITTRICE                                                                                                                        

Lia Fantoni  è  una  artista  poliedrica,  la  cui  creatività  emerge e si esprime   attraverso  l’ uso  di  molteplici  tecniche  e  materiali. Nelle  opere  pittoriche  gioca  con  strisce-geometrie  di  luce-colore in  composizioni dinamiche  caratterizzate  da  ritmo  e  movimento, e   dall’  intensità,   spesso  dirompente,   della  gamma  cromatica.

Presentare Gattonero, al secolo Alessandro Gatti, non è certo cosa facile, vista l’incredibile quantità di attività che svolge. Anzitutto è un pittore nel senso più classico del termine, ma fa anche parte della tanto acclamata street art di cui è, come si dice in gergo, “old scool” il che significa che è tra i primi ad aver cominciato in Italia. E’ un illustratore, ha lavorato per svariate riviste, libri e quotidiani, tra cui “Maxim” e “Il Giornale”. E’ uno scenografo, ha firmato numerosi film, pubblicità, sfilate di moda e persino molte Opre Liriche, tra cui una stupenda “Madame Butterfly” nel teatro più importante di Seoul. E’ uno scultore esperto nella lavorazione del marmo, del bronzo, del legno e del metallo. E’ che un mok-uppista, che significa “colui che crea gli effetti speciali per i film”; è in grado di ricreare vere e proprie sculture semoventi, dette “animatronic”.
E’ un fumettista con alcune pubblicazioni alle spalle. E’ stato il rappresentante delle accademie italiane durante la protesta che ha portato le accademie nel circuito universitario. E’ un esperto di Leonardo da Vinci di cui studia e ricostruisce le macchine. Ma questo descrive solo in parte la lunga esperienza di un’artista il cui curriculum in versione ridotta sono cinque pagine fitte come un romanzo di Dostoevskij. Quello che troviamo nei suoi dipinti è il frutto di una lunga, anzi lunghissima, esperienza fatta sul campo e mette d’accordo l’arte figurativa della grande scuola italiana con quella materica astrattista delle avanguardie. Ne nasce un dialogo di equilibri fra figura e materia tra pieni e vuoti , tra anima e cervello.

Cesare Gozzetti nasce a Brescia nel 1965 ancora nell’adolescenza ha predisposizione per le Arti in genere e la passione a cucinare. Pur frequentando la scuola alberghiera segue il corso di pittura tenuta dal noto artista internazionale Bresciano Giuseppe Gallizioli. Le sue prime opere pittoriche vengono segnalate da Domenico Montalto, critico d’arte dell’Avvenire che gli cura nell’anno 2006 la prima personale nella galleria “I Monaci sotto le stelle” a Brescia. Nel 2007 è selezionato tra le giovani promesse al premio Morlotti. Quindi nel 2008 è invitato con i cento artisti italiani più rappresentativi dal ministero della Cultura Cinese alla mostra di inaugurazione delle Olimpiadi. Seguono sempre a “I Monaci sotto le stelle” nel 2009 e nel 2011 due personali presentate dai critici Mauro Corradini e Flavio Arensi. Seguono nel 2011 le esposizioni nelle case della cultura italiana di Praga e Budapest. Espone nel 2012 con trenta artisti italiani alla Bowery di New York. Nel 2013 e 2014 alle due manifestazioni a Milano dei CIBARTISTI a Brerart.

Giuliano Grittini (Corbetta, 1951) è un fotografo e artista italiano. E’ stato il fotografo ufficiale della poetessa Alda Merini. E’ nato a Corbetta nel 1951 (dove vive e lavora con numerosi artisti e poeti), ha frequentato la scuola di disegno grafico a Milano e ha iniziato a lavorare presso gli studi di numerosi artisti. Per alcuni anni ha lavorato come esperto di tecnica della stampa conseguendo il titolo di stampatore d’arte. Collabora con alcune riviste d’Arte e di Poesia. Ha tenuto diverse Mostre personali e collettive e ha partecipato a numerose Mostre d’Arte sia nazionali che internazionali. Legato da sincera amicizia alla Merini, è l’autore di numerosi suoi ritratti nei quali – a detta di numerosi critici – egli riesce a cogliere, oltre il gesto e il volto, l’anima. Autore di numerose pubblicazioni, tra le quali si ricordano un libretto di epigrammi e fotografie su vari artisti e poeti intitolato “44 facce d’Autore”, Grittini ha inoltre pubblicato per Stampa Alternativa, nella Collana millelire, “Fotografie e Aforismi di Alda Merini – Ringrazio sempre chi mi dà ragione”. Altri suoi lavori sono: “Aforismi di Alda Merini”, foto di Giuliano Grittini, Stampa Alternativa, Viterbo, 1997 e, per l’edizione “L’incisione”, il libro di “Fotografie e poesie di Alda Merini”. Infine, per l’”Edizione Pulcinoelefante”, ha pubblicato in tiratura limitata “Ritratti di Poeti e Artisti”. Nel libro “Colpe di immagini”, pubblicato dall’editore Rizzoli nel 2007 dedica ad Alda Merini numerose foto. Attualmente opera a Corbetta (MI) ove ha una stamperia d’arte per le proprie opere.

  • KILLER – PITTORE                                                                                                           

Massimo Luise: nome d’arte “Killer”.
Realizza nel 2012 l’opera che diventa il logo e il simbolo dell’Associazione Cibartisti dal titolo “I nuovi eroi”. Ha esposto in numerose mostre e ha partecipato a tutti gli eventi Istituzionali Cibartisti con opere che rappresentano il movimento.L’artista raffigura profili composti di linee ed inserti geometrici con riduzione schematica e basilare dei soggetti. I colori esprimono le dinamiche dei molteplici punti di vista dei soggetti ritratti.
La serie degli eroi erranti rappresenta coloro che con la forza delle proprie visioni alzano povere e inventano sogni nel cammino della vita.

Ada Nori si avvicina al mondo dell’arte visiva nel 2010 e inizia un percorso pittorico sotto la guida del maestro Sergio Vatta. Nel Giugno 2014 si diploma in pittura presso la Scuola d’Arte del Castello di Milano.
Partecipa a diverse collettive di arte contemporanea, tra cui “Ruotando 2014” a Milano, “aRomArt 2014” a Roma, “GravitArt” a Napoli e “IncontrARTl” a Firenze. Risulta finalista del concorso d’arti visive “Sopravvivere” ed espone alla Kay Gallery di Milano classificandosi al terzo posto. Con l’opera “Figlie di Lilith” è finalista al Premio internazionale Iside 2014. A novembre parteciperà a “Passion Art Barcelona” nella città omonima.
Ada Nori si muove nell’ambito del figurativo contemporaneo, centrando l’attenzione sull’universo femminile perché è quello che conosce meglio e che le offre la possibilità di ripensare all’immagine di sé come individuo e a quella delle donne come genere. Nei suoi lavori traspare una riflessione sull’identità femminile colta nelle forme e nei modi più vari, nella quotidianità e nell’intimità, nella storia e nel mito, nel movimento e nello spazio, nella relazione con sé e con l’altro da sè.

Maurizio Pracella ha iniziato a scattare le sue prime fotografie mentre si trovava a Londra nel 1989. Ha poi continuato i suoi studi a Milano, e la sua personale ricerca in questa forma d’arte che, da iniziale ossessione, è diventata la sua professione nel 1994. Naturalmente attratto dall’estetica nelle sue varie forme, dalle linee pulite,dal design, dalla texture dei vari materiali e da varie forme d’arte, ha sempre avuto un approccio sicuro e molto personale in tutto quello che riguarda le sue immagini. Queste sue peculiarità sono state apprezzate sia dal mondo editoriale, ma soprattutto dal mondo della moda.
La sua curiosità lo ha spinto a esplorare modi di espressione sempre differenti con questa forma di comunicazione, e da qualche anno, parallelamente al suo lavoro, ha esteso la sua ricerca al mondo della fotografia artistica. Le immagini Fineart che crea attraverso le sue fotografie sono sempre collegate dal suo personalissimo modo di interpretare e fare vivere i colori, spesso in modo discreto e naturale, che è il suo modo per potenziare e aumentare ciò che vede e vuole comunicare. Attraverso la sua visione estetica Maurizio cerca di trasmettere emozioni positive oltre a una bella esperienza per la mente, anche quando utilizza le forme più pure che si trovano in natura. Questo Novembre 2017 terra’ una Mostra presso L’Hotel ‘nhow’ a Milano. Ed e’ stato inoltre invitato a partecipare alla “Triennale della Fotografia Italiana” che si terra’ a Venezia a Palazzo Zenobio ,sempre questo Novembre 2017.

 Il lavoro fotografico di Alberto Strano parla di colori e di luce.
La sua fonte di ispirazione è la natura e le sue fotografie sono ricerche e studi.
Opere stampate in prezioso e tecnologico alluminio che apporta alle foto una profondità e nitidezza mai raggiunti.
Ha esposto in numerose mostre ed eventi Istituzionali Cibartisti.

Fabrizio Tedeschi nato a Brescia nel 1957 ha frequentato corsi di pittura nella sua città e studiato Arte al D.A.M.S. di Bologna partecipando a numerose mostre collettive. Dal 1990 al 1993 ha vissuto a Roma alternando all’attività pittorica la collaborazione con alcune produzioni cinematografiche e televisiva. Attualmente vive a Brescia. Dopo una prima esperienza figurativa è passato ad una pittura gestuale fatta di segni astratti ripetuti ed antisimbolici che sottolineano gli spunti più profondi del suo inconscio. Ne consegue un uso di materie tradizionali miste a tracce di quotidiani residui. Fabrizio Tedeschi crea le sue opere intorno al concetto del totem, simbolo mistico e religioso comune ai popoli dei cinque continenti, dagli indiani d’America alle tribù centro africane, realizzato però “srotolando” su tela o utilizzando i materiali simbolo della nostra era: plastica e vernici. Caratterizzata da un forte cromatismo decisamente materico simile a tessuti orientali o tappeti indiani pervasi da magiche simbologie esotiche, la pittura di Fabrizio Tedeschi si sviluppa a livello emozionale verso significati allegorici e spirituali nell’ambito delle etnie metropolitane, comunicando un’intensa ricerca di naturale fusione tra materia e spirito.

ValentinaKi, nata a Riga nel 1985, coltiva la sua passione per l’arte fin dalla più tenera età. Dopo la laurea in economia, decide di dedicarsi alla sua indole artistica iscrivendosi a coreografia. Rapidamente diventa maestra, coreografa e giudice per importanti concorsi internazionali; collabora anche con un corpo di ballo, per il quale disegna numerose coreografie e con cui si esibisce nei palchi più prestigiosi della Lettonia. Sempre desiderosa di conoscere nuove culture e in cerca di nuove ispirazioni, decide di trasferirsi in Italia dove, arrivata nel 2009, si dedica al fashion e all’alta moda. Contemporaneamente, prosegue il suo percorso artistico affinando le proprie tecniche di pittura figurativa sotto la guidasapiente della pittrice fiorentina Giusy Boncinelli. Gradualmente il suo stile si dirige verso la pittura astratta ed è proprio con quest’ultima che trova il massimo spunto espressivo. Valentinaki inizia a descrivere attraverso le sue opere temi e concetti di estrema attualità utilizzando materiali differenti, un mix di effetti ottici, colori, luci, ombre ed oggetti naturali.